Attività filiera upstream
Quando si parla di industria estrattiva italiana l'immagine che si forma è quella di un pozzo o di una piattaforma. È un'immagine parziale e, dal punto di vista economico, quasi fuorviante: la parte più grande del comparto non estrae nulla. Costruisce impianti, fornisce servizi specialistici, progetta e installa infrastrutture — e lo fa in larga misura fuori dall'Italia.
Due mestieri diversi sotto la stessa etichetta
La filiera upstream italiana si compone di due blocchi con logiche economiche opposte.
Il primo è quello delle compagnie che detengono titoli minerari e producono in Italia. È un blocco piccolo, con investimenti concentrati, tempi lunghi e una forte esposizione al quadro autorizzativo nazionale.
Il secondo è quello delle imprese di impianti, tecnologie e servizi — perforazione a contratto, costruzioni offshore, tubolari, valvole e componentistica di processo, servizi di pozzo, ingegneria di giacimento, acquisizione ed elaborazione dati geofisici, formazione tecnica. Questo blocco vende in tutto il mondo, e le sue commesse dipendono dai cicli di investimento globali molto più che dalle scelte italiane.
Gli ordini di grandezza
Nell'annata di riferimento (dati 2014) il quadro della sola componente upstream era il seguente.
Produzione
- 5,5 milioni di tonnellate di petrolio e 6,9 miliardi di metri cubi di gas naturale;
- copertura del fabbisogno nazionale: 9,4 per cento per l'olio, 10,2 per cento per il gas;
- riduzione della bolletta energetica stimata attorno a 3,2 miliardi di euro.
Investimenti e fatturato
- circa 1,2 miliardi di euro di investimenti, oltre il 95 per cento in esplorazione, produzione e stoccaggio;
- 4,5 miliardi di euro di fatturato dell'attività estrattiva in Italia;
- 17 miliardi di euro di fatturato realizzato nel mondo dalla filiera italiana di impianti e servizi.
Il rapporto fra le ultime due voci — meno di cinque miliardi in Italia, diciassette nel mondo — è la cifra che descrive meglio il comparto. La produzione nazionale è la parte visibile; il valore economico sta altrove.
Occupazione
- 10.000 addetti diretti e indiretti dell'attività estrattiva;
- circa 19.000 addetti nell'indotto esterno al settore;
- circa 85.000 addetti collegati alla produzione destinata all'export;
- circa 115.000 persone complessivamente impiegate in produzioni legate all'attività estrattiva.
Parco impianti e gettito
- 867 pozzi in produzione, 119 piattaforme a mare, 91 centrali di trattamento a terra, 14 impianti di stoccaggio;
- circa 580 milioni di euro di imposte sul reddito d'impresa e oltre 310 milioni l'anno fra royalties e canoni.
Le cifre di questa pagina appartengono a un'annata precedente rispetto a quelle di attività e mappe, che includono anche i minerali solidi. Le due serie non vanno sommate né confrontate direttamente: descrivono perimetri diversi in momenti diversi.
Le specializzazioni che hanno tenuto
La ragione per cui una filiera nata attorno a giacimenti modesti è diventata esportabile sta in alcune competenze molto specifiche, maturate proprio perché il contesto italiano era difficile.
- Geologia complessa. L'Italia è un laboratorio di tettonica compressiva: catene, avanfosse, avampaesi, strutture sepolte e fortemente deformate. Imparare a interpretare quel sottosuolo ha prodotto una scuola di geofisica di interpretazione competitiva ovunque.
- Offshore in acque poco profonde. L'Adriatico ha imposto per decenni progetti a basso costo unitario su fondali bassi e strutture piccole, una competenza che si è rivelata esportabile in molti mari.
- Perforazione direzionata e slim hole. Vincoli territoriali stretti hanno spinto verso pozzi deviati e diametri ridotti, riducendo l'occupazione di suolo.
- Componentistica di processo. Valvole, scambiatori, sistemi di misura e trattamento provengono da distretti manifatturieri che servono anche altri settori industriali.
Formazione e sicurezza
La qualificazione del personale è un capitolo a sé: le operazioni di pozzo e le installazioni a mare richiedono certificazioni specifiche, addestramento all'emergenza e aggiornamento continuo. È uno dei terreni su cui il settore ha costruito standard interni più severi di quelli minimi di legge, per ragioni assicurative oltre che regolamentari. Il quadro europeo di riferimento per le operazioni a mare è la direttiva 2013/30/UE, di cui si parla in sicurezza offshore.
Dove guardare per i dati correnti
Le serie storiche di produzione e il registro dei titoli sono pubblicati sul portale dati UNMIG. Per il contesto europeo delle politiche energetiche e industriali il riferimento è la sezione Energy della Commissione europea.