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Attività e mappe

Questa pagina raccoglie in un quadro unico le grandezze che descrivono l'industria estrattiva italiana: che cosa si produce, con quali impianti, con quanti investimenti, con quanta occupazione e con quale gettito. Le cifre riportate provengono dalla serie statistica di settore consolidata a metà degli anni Dieci — l'annata di riferimento è indicata accanto a ciascun blocco — e vanno lette come fotografia di quel momento, non come dato corrente.

Veduta aerea di una centrale di trattamento per olio e gas nella pianura padana
Veduta aerea di una centrale di trattamento per olio e gas nella pianura padana

Produzione (dati 2014)

Nell'annata di riferimento l'Italia produceva circa 12 milioni di tonnellate di minerali solidi, 5,7 milioni di tonnellate di petrolio e 7,3 miliardi di metri cubi di gas naturale.

Tradotto in copertura del fabbisogno nazionale, la produzione interna valeva il 10,3 per cento per l'olio e l'11,8 per cento per il gas. È il numero che spiega meglio di ogni altro la posizione italiana: una quota a due cifre, sufficiente a incidere sulla bolletta energetica del paese per un valore stimato attorno ai 4,5 miliardi di euro, ma troppo piccola per cambiare la natura strutturalmente importatrice del sistema.

Investimenti (dati 2014)

Gli investimenti complessivi del comparto si collocavano attorno a 1,3 miliardi di euro l'anno, con oltre il 95 per cento concentrato nelle attività di esplorazione, produzione e stoccaggio. È una struttura di spesa tipica dell'upstream: capitale intensivo, con cicli lunghi e con una quota marginale destinata alle funzioni di supporto.

A questi si aggiungeva una spesa in ricerca superiore ai 300 milioni di euro l'anno, in larga parte veicolata attraverso convenzioni con università e politecnici. È la voce che ha prodotto l'effetto meno misurabile e forse più duraturo: una specializzazione tecnica — geofisica di acquisizione, perforazione direzionata, ingegneria di giacimento — che si è poi rivelata esportabile.

Fatturato e occupazione (dati 2014)

Il fatturato diretto dell'attività estrattiva era di circa 5,7 miliardi di euro. Accanto a esso, e di gran lunga più grande, il fatturato realizzato nel mondo dalla filiera italiana di impianti e servizi per l'upstream — il cosiddetto "parapetrolifero" — valeva circa 20 miliardi di euro.

Sul lato dell'occupazione la catena si articolava così:

  • 10.700 addetti diretti e indiretti della sola attività estrattiva in Italia;
  • circa 21.400 addetti nell'indotto esterno al settore;
  • circa 100.000 addetti legati alla produzione delle imprese della filiera destinata all'export;
  • complessivamente circa 131.000 persone impiegate in Italia in produzioni collegate all'attività estrattiva di idrocarburi e minerali industriali.

Il rapporto fra le due estremità — poco più di diecimila addetti diretti, oltre centomila nell'insieme — è il dato che più spesso sfugge al dibattito pubblico. L'occupazione del settore non sta nei giacimenti: sta nella manifattura e nell'ingegneria che li servono, e che lavorano soprattutto fuori dall'Italia.

Parco infrastrutture (dati 2014)

Il parco impianti nazionale contava:

  • 886 pozzi in produzione;
  • 117 piattaforme a mare;
  • 92 centrali di trattamento per olio e gas a terra;
  • 14 impianti di stoccaggio gas;
  • oltre 30 siti di produzione di minerali industriali.

La distribuzione geografica non è omogenea: l'offshore si concentra in Adriatico e nel Canale di Sicilia, la produzione a terra in Val d'Agri e nell'area padano-adriatica, i siti minerari lungo l'intera penisola e soprattutto in Sardegna e in Toscana. La cartografia ufficiale degli impianti è pubblicata e aggiornata dalla direzione ministeriale competente sul portale UNMIG, che è la fonte da consultare per la situazione corrente.

Prelievo fiscale (dati 2014)

Il comparto versava circa 880 milioni di euro di imposte sul reddito d'impresa e oltre 400 milioni l'anno fra royalties e canoni. Considerando insieme attività mineraria e filiera parapetrolifera per l'export, il contributo complessivo si collocava attorno ai 5 miliardi di euro l'anno. La struttura del prelievo — e la ragione per cui il confronto internazionale sulle sole aliquote di royalty è fuorviante — è ricostruita in royalties e fiscalità.

Riserve

Le riserve certe di gas e petrolio erano stimate in 125 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep); l'insieme di certe, probabili e possibili in circa 700 Mtep. La distanza fra le due cifre non è un margine di errore: è una classificazione tecnica precisa, che il glossario definisce voce per voce. Le riserve certe sono i volumi che si prevede di recuperare commercialmente alle condizioni tecniche, economiche e normative del momento; le possibili sono quantità ritenute presenti in accumuli non ancora scoperti.

Il capitolo dei progetti non realizzati

Nell'annata di riferimento gli operatori indicavano oltre 17 miliardi di euro di investimenti in impianti produttivi realizzabili in un arco di quattro-sei anni per lo sviluppo delle riserve accertate. Le proiezioni associate — raddoppio della quota di copertura del fabbisogno, crescita dell'ordine dell'80 per cento del gettito fra imposte e royalties, risparmio sulla bolletta energetica superiore ai 10 miliardi l'anno per la durata della produzione — erano stime di parte industriale, formulate in un contesto normativo e di prezzo profondamente diverso da quello attuale.

Vanno lette per quello che sono: una misura di quanto capitale fosse in attesa di autorizzazioni in quel momento, non una previsione verificata. La successiva evoluzione normativa e la revisione delle politiche energetiche nazionali hanno modificato radicalmente il quadro, ed è questa la ragione per cui la pagina riporta la cifra con la sua data e non la aggiorna.

Cartografia

La rappresentazione cartografica del settore si articola su due livelli. Il primo, pubblico e liberamente consultabile, è la mappa nazionale delle infrastrutture — pozzi, piattaforme, centrali, campi di stoccaggio — mantenuta dall'amministrazione. Il secondo è la cartografia dei titoli minerari e delle aree aperte, che nella prassi storica del settore circolava attraverso fornitori commerciali di dati e con accesso riservato. Questa guida non riproduce né distribuisce cartografia di terzi: per i titoli vigenti e le istanze in corso la fonte è il portale dati UNMIG. Il quadro di sintesi delle aree e delle attività è trattato in mappe Italia e Mediterraneo.